La condanna di Google
Il 24 Febbraio il tribunale di Milano ha condannato in primo grado tre dirigenti di Google a sei mesi di reclusione per violazione della privacy.
Il fatto all’origine della sentenza è il mancato controllo su un video pubblicato l’otto settembre 2006 su Google Video e rimosso il 7 Novembre dello stesso anno: il video mostrava un minore affetto da autismo mentre viene insultato e spintonato da quattro compagni di classe, all’epoca anch’essi minorenni, in una scuola torinese.
Inizialmente i reati contestati sono stati quelli di diffamazione e violazione della privacy. Caduta l’accusa di diffamazione è rimasta in piedi quella per violazione della privacy che ha portato alla condanna.
La condanna di Google crea un precedente, almeno in Italia, quantomeno pericoloso per quanto riguarda la libertà della rete. E’ assolutamente ragionevole che un video del genere non debba essere mai pubblicato on-line ma se si cerca di far passare l’idea secondo la quale la responsabilità di quanto avvenuto sia del mezzo quanto dei veri colpevoli dei maltrattamenti si va fuori da ogni logica . Secondo questo modo di ragionare il giocatore di calcio che viene colto a bestemmiare (secondo l’ultima geniale trovata della Federcalcio) non dovrebbe essere il solo ad essere punito: le televisioni che zoommano sulla bocca del malcapitato dovrebbero essere punite almeno quanto il calciatore, ma dubitiamo che i dirigenti di Sky o Mediaset verrano mai puniti per una cosa simile.
Le motivazioni della sentenza verrano rese pubbliche 90 giorni dopo la sentenza. Nel frattempo Google ha fatto sapere che ricorrerà in appello.
Per approfondire:
Google punita, ma qui è la liberta dei singoli che è in gioco – V.Zambardino
Google vs. Vividown: troppa confusione e poca certezza del diritto – avv. Guido Scorza
Intervista a Rodotà “Sentenza non diventi censura” – Repubblica


